Tallinn Lieve
TALLINN LIEVE

Anno:
2002
Durata: 89 min
Copyright: Alberto Cima

Regia: Alberto Cima
Aiuto regia: Paola Ratti
Soggetto, fotografia, montaggio:
Alberto Cima
Consulenza editing digitale: Matteo Cima
Suono: Presa diretta
Sottotitoli: Italiano, Inglese e Francese

Interpreti:
Ain Talihärm, Vello Salo, Anto Pett, Ursula Saal, Tamara Harutyunyan, Kati Lehemets, Hannes Kivi, Lagle Parek, Arne Vaik, Maria Talihärm, Erki Evestus, Boris Kivi, Enn Suve.


Trama:

Tallinn, città di mezzo milione di abitanti, è la capitale dell'Estonia. Il film TALLINN LIEVE non è un film sull'Estonia, è piuttosto una riflessione sull'uomo, sulla condizione umana. Tallinn offre la possibilità rara di osservare liberamente, senza ricorrere a trucchi o violenze dell'occhio. Le persone accolgono lo sguardo, con naturalezza, non si sentono offese e non si ritraggono. Al contrario, volentieri partecipano, con discrezione. In ogni luogo: nei bar, sui tram, per strada. Nasce così l'incanto di fronte al mistero che siamo. L'uomo che si muove, si esprime, parla, canta, sussurra, suona. E non cessa di trasmettere messaggi, anche quando la voce si spegne e guarda con imbarazzo il vuoto. Al di là della protezione delle note convenzioni, per un attimo è perduto. Allora ci interessa anche di più, ci commuove: è lui, disarmato, vivo, vero. C'è chi accenna alle sofferenze di un popolo che s'è liberato da soli dieci anni da una feroce dominazione. Soffriamo con loro. La bella e giovane sposa, il barbone, l'alcolista e il genio al pianoforte fanno parte di un'unica realtà. Una unità che si mostra in milioni di forme, come fiori di campo: tutti essenziali. Tutte le immagini di TALLINN LIEVE sono della realtà, come tutti i suoni.

Critica:

Ermanno Comuzio:
Un'Estonia inedita "a tinte lievi"
Proposta atipica ma fertile, quella di Lab80 per il suo Cineforum dell'Auditorium della Libertà, con il documentario Tallinn lieve del regista Alberto Cima. Accolto dalle ottime accoglienze di un folto pubblico.
Tallinn, capitale d'Estonia, "lieve" perché vista con leggerezza in un documentario che si fa seguire con lo stesso interesse di una fiction, appassiona e convince col fascino delle cose vere, e al tempo stesso avvince con un uso brillante della cinepresa e un senso modernamente aguzzo del cinema di réportage.

Achille Frezzato:
Volti e paesaggi d'Estonia
Tallinn lieve conferma ampiamente la perizia e la perspicacia dimostrate da Cima nei suoi documentari ricchi di calore umano. Non un semplice "cinéma-verité", ma il veritiero quadro di esistenze vissute da persone laboriose e pragmatiche, custodi gelose delle proprie tradizioni, rispettose della natura, aperte al progresso. Un quadro per nulla enfatico, percorso dalla compiaciuta, ma governata scoperta di una vicinanza, da un'identica scelta di porsi in ascolto di fronte alla realtà, ai propri simili, nel ritrovarsi capaci di vincere le difficoltà e in grado di operare per un futuro a misura d'uomo.

Bruno Talpo:
La strada si misura a passi
Straordinario il sonoro, il suono virtuale delle parole, rese misteriose quando non tradotte dal plurilinguismo usuale, associate al suono reale delle musiche, cantate, eseguite al sassofono, al pianoforte, o danzate: il rimbombo amplificato e suggestivo dei passi di danza e dei volteggi sull'impiantito di legno, gli esercizi ripetuti. E i trasferimenti su tram e autobus traballanti, e l'azione comune del masticare nei pranzi brevi al bar, la tensione e i silenzi imbarazzati delle persone riprese dappresso in interminabili, consapevoli primi piani. La bellissima voce di un sacerdote nel perimetro di una basilica cinquecentesca avente per tetto il cielo, luogo di misteri secolari. E il pittore che dipinge quadri "brutti" con personaggi alla Bosch del Giardino delle delizie, ritratti in un bagno turco. E il pianista che dopo aver eseguito brani di musica classica si prodiga in un tripudio di accordi timbrici dodecafonici. E la vecchia contadina che alleva maiali. E l'azione povera dell'uomo di appendere i quadretti degli antenati... Tutto porta tra filari di alberi percorsi in rapido movimento, al mare: al rumore (che suscita ricordi di odore di salsedine) e allo sciabordio dell'infrangersi delle onde, blu cupo e immateriale, come nei dipinti di Monet. Il luogo del viaggio, degli incontri intensi, delle sincere accoglienze, di una biblioteca dove si apprende e si impone di parlare sottovoce, di città dove non si è (ancora) assediati da ingorghi di automobili e gli spazi sono ancora a misura d'uomo e gli oggetti artigianali sono a misura di mano e il cammino per strada si misura a passi. Un luogo Tallinn di natura integrale, dove la leggerezza dell'essere non artificiale attiene alla sensibilità (e forse anche alla povertà) e alla ricchezza interiore. Senza trama, la cultura visuale che si avverte e trasmette nelle inquadrature, nei montaggi accortissimi, nei movimenti di macchina rigorosamente ritmati e nei dettagli ambientali e architettonici, di particolari di nature morte e viventi. Insomma un vero film che descrive situazioni assai diverse dalle nostre, antropologicamente e culturalmente, ma che sono quali noi avremmo voluto che fosse la nostra futura umanità.