ORA

Anno:
2010
Durata: 20 min
Copyright: Alberto Cima

Regia: Alberto Cima
Soggetto, fotografia, montaggio:
Alberto Cima
Assistente al montaggio: Paola Ratti


Trama:

Lo stupore di essere vivi, qui, ora. Lo sguardo sulle cose. Il mare, le rocce di Sardegna. Il paradiso della fantastica fioritura di primavera. L’asprezza delle rocce inospitali. L’intrico di ramificazioni serpentine. L’olivastro millenario che non muore. Le tracce dell’uomo. Orme sulla sabbia e resti abbandonati di fabbriche poderose. La storia oscura di misteriosi nuraghi. Il corpo vecchio di una donna, i suoi gatti e il moscone. La fatica e l’intelligenza di coleotteri. L’agonia dell’insetto e la tenerezza di freschi seni palpitanti. I giorni che trascorrono in un’attesa terribile e affascinante.

Critica:

Orazio Bravi
(Trascrizione dal video realizzato da Alberto Nacci)
Cima, oltre a una passione per la forma, ha anche una passione per le forme delle cose, tra le quali non crea mai una gerarchia. Nel film ORA, che ha girato in Sardegna, tutto è condotto con uno sguardo educato a vedere le forme delle cose, a vedere i sentimenti che queste cose trasmettono a chi le contempla. Alberto Cima svolge quasi una educazione del nostro sguardo a entrare in rapporto con le cose. Nel senso che in questo suo isolarle ce le fa percepire quasi nella loro originarietà creativa e sanno trasmettere una loro bellezza.
Mi piace molto l'uso della parola che fa Alberto Cima nei suoi film. Lui non fa mai interviste, non c'è mai un narrante dietro, ma crea una sintonia con le persone, ed escono parole a volte icastiche, parole veramente piene di senso, di sentimento. E lui ama queste parole, c'è una cultura della parola in questi film. In ORA sono pochissime le parole che l'anziana sarda pronuncia, ma c'è quel "moscone" che dice tutto della Sardegna, il modo col quale lo pronuncia, la tonalità, la cadenza.
Il protagonista dei suoi film è sempre lui, Cima, cioè lui ha questa capacità di uscire, attraverso le immagini, le inquadrature, attraverso le parole che riesce a far tirar fuori ai suoi personaggi, a rivelare quello che è lui, come lui sente la vita, come lui sente l'esistenza.
E' lui il protagonista di tutti i suoi film, e qui sta la sua capacità, cioè vorrei dire che quasi quasi lui tira questi personaggi ad essere quello che lui vuole, cioè ad esprimere quei valori di vita, quel senso del vivere, dell'esistere.